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IL GRANDE INQUISITORE
da I fratelli Karamazov di F. M. Dostoevskij

…perché sei tornato? No, non rispondere!
Non hai il diritto di aggiungere niente a quello che hai già detto!
Quindici secoli fa hai messo tutto nelle nostre mani…
In questi quindici secoli siamo riusciti con grande fatica a sconfiggere
quella libertà che tu avevi regalato agli uomini e per la quale hanno tanto sofferto.
Ora che abbiamo conquistato il potere in Tuo nome
quella libertà sono venuti a deporla ai nostri piedi
chiedendoci di gestirla per loro
e ora più che mai si sono convinti di essere liberi.
Non ti permetterò di rovinare tutto!...

Il racconto è una delle analisi più lucide sul rapporto fra l’essere umano e il clero di qualsiasi religione. L’essere umano ha sempre avuto bisogno di un intermediario per relazionarsi al divino e su questo bisogno si fondano e si distruggono tutte  le chiese.

La leggenda del grande inquisitore è uno dei capitoli più famosi del grande romanzo di Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, pubblicato in Russia nel 1880. Si tratta di un apologo, un racconto che Ivan Karamazov fa a suo fratello Alesa, alla vigilia dell’assassinio del padre e dell’esplosione della sua malattia mentale che lo porterà a vedere e dialogare con un originalissimo Diavolo.

 

La Storia

Nella Spagna dell’inquisizione, tra i roghi degli eretici, appare un personaggio misterioso, forse proprio Gesù. La folla lo riconosce e comincia a chiedergli miracoli, lui resuscita una bambina, dona la vista ad un cieco, ma il vecchio inquisitore lo fa arrestare e portare in prigione. Durante la notte l’inquisitore fa visita al prigioniero in cella e gli spiega, con estrema lucidità, il motivo per cui lo condannerà nuovamente a morte. La chiesa ha reso gli uomini felici, non lui con il suo dono di libertà. La chiesa e il clero hanno portato a compimento, migliorandola,  la sua opera rispondendo al bisogno primario di ogni uomo: qualcuno  a cui inchinarsi e qualcuno che si assuma per loro tutte le responsabilità. Gesù in definitiva ha rivelato all’uomo verità che l’uomo, da vile e pauroso qual’ è, non riesce a sostenere: l’uomo vuole il pane, non la libertà. L’uomo vuole qualcuno da adorare, non una guida che gli faccia scoprire la sua forza. L’uomo vuole essere gregge, non individuo.

Dostoevskij in questo capitolo esprime la contrapposizione tra libertà e costrizione, tra fede nella vita e negazione di essa. Nella leggenda del grande inquisitore si esprime un forte pessimismo per la condizione umana, ma anche l’esigenza di una spietata sincerità per poter intraprendere un cammino di crescita.
 

Nietzsche e Dostoevskij

Quando Nietzsche lesse Dostoevskij, l’impressione che ne ricavò fu fortissima. Arrivò a parlare dell’autore russo come di un ‘fratello di sangue’. Come se avesse riconosciuto in lui le sue stesse ossessioni. E forse addirittura qualcosa di più: ossia un certo stile di pensiero, per cui l’idea non è mai un’astrazione, ma sempre e soltanto una realtà incarnata, realtà vivente, realtà fatta persona

A cura di Marinella Anaclerio
Con Flavio Albanese

Organizzazione Dario Giliberti

Comunicazione Marilù Ursi

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